Il delivery di Anthony Genovese

Un’altra serata allietata da uno splendido delivery, quello firmato da Anthony Genovese. Una serata di quelle dove decidi all’ultimo minuto che non ti va di cucinare, mangeresti volentieri al ristorante, restando a casa. Detto, fatto. Non è passata neanche un’ora dalla decisione di provare Turné by Anthony Genovese all’arrivo della nostra cena, peraltro ancora calda. Bravi: efficienti e performanti! Abbiamo scelto il menu più breve, Kuala Lumpur (a soli 30 euro), che ci siamo goduti tra un bicchiere di vino, due chiacchiere e Vulvia 🙂 deliziose le polpette di granchio e maiale in agrodolce, ottimi i ravioli alla piastra con merluzzo, basilico e pomodorini, semplicemente libidinose le costine di maiale al bbq con insalata di cipollotti, pesca, mandorle e fagiolini, non trovo altri aggettivi! Solo la voglia di provare gli altri menu!

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Il Brunch Box di Jacopa!

Oggi abbiamo sperimentato il Brunch Box della Mamma di Jacopa in modalità take away, data la prossimità della casa della mia mamma 🙂 divertendoci molto! La proposta prevedeva un piatto principale a scelta da un menu e noi abbiamo provato il Club Sandwich, l’insalata d’Anatra (anatra confit, insalata, senape al miele e crostini di pane), e la Caesar Salad, molto gustosi, una macedonia di frutta oppure un estratto o una spremuta d’arancia e un dolce a scelta tra tartelletta con crema pasticcera e fragole, pancakes con banana e sciroppo d’acero, entrambi molto buoni, e cheesecake (non provata), da bere Specialty Coffee in Filtro Brasile, Junqueira Reis e due Bloody Mary, come piacciono a me, cioè belli speziati 😉 Un brunch estremamente piacevole a soli 22 euro a persona, più 7 euro per il cocktail, preparato per l’asporto con tanto di ghiaccio! Bravi anche perché tutti i contenitori e gli imballaggi erano di carta e cartone ecologici. Da riprovare presto!

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Il box di Barred :)

Abbiamo provato anche Barred, cioè una delle loro proposte da mangiare a casa, il box sorpresa: siamo andati alla cieca perché conosciamo e apprezziamo la cucina dei fratelli Palucci. Si può scegliere tra tre box: veg, meat e sorpresa, che comprendono un antipasto, un primo, un secondo e un dolce a 30 euro, oppure ordinare dal menu proprio come al ristorante. Nel box a sorpresa abbiamo trovato: la cipolla ripiena con fonduta di pecorino e vignarola (da gratinare al forno), i tonnarelli all’uovo con cardoncelli e anacardi (da cuocere e mantecare con il sugo sottovuoto), la lingua di manzo con asparagi e salsa verde (da rosolare in padella) e due dolci diversi: la tarte citron e la cannelés de Bordeaux. Tutto buonissimo, ben imballato, consegnato sotto casa, con tanto di istruzioni dettagliate per la finitura dei piatti. C’è anche la colonna sonora per la cena! Divertente: proprio come andare al ristorante 🙂

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La cena di Trecca

Ode al delivery e a chi lo ha inventato e un grazie accorato ai corrieri, categoria ignorata o bistrattata, che ci consegnano a casa ogni genere di cose, dai libri ai pezzi dell’aspirapolvere, dalla spesa a questa buonissima cena, interrompendo la monotona routine dei pranzi e delle cene casalinghe, quando non ne possiamo più. Ecco, ieri sera, con grande gioia abbiamo provato Trecca, che peraltro, non avevamo ancora visitato. Una piacevole sorpresa! Da non perdere il padellotto regaje e patate: una vera ghiottoneria. E poi i ravioli di pannicolo con burro e salvia, deliziosi, e i tortelli di trippa al pomodoro, sapidi e piccanti come solo la cucina romana può! Il vero dessert è stato l’abbacchio fritto (impanato perfettamente) con i carciofi anch’essi fritti. Slurp! Meno buono il tiramisù, peraltro semifreddo, magari per conservarlo meglio. Comunque una cena di grande qualità e inusuale levità data la tipologia di piatti. Vi sono grata!

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Pranzo di Pasqua al ristorante senza il ristorante!

Ai tempi della quarentena invece di andare al ristorante è il ristorante che viene a casa nostra. Invece di aspettare sine die la riapertura dei ristoranti, che di certo non sono prossimi a riaprire, c’è chi si è ingegnato a offrire ai clienti dei servizi gastronomici d’eccellenza a domicilio. Come per esempio Roscioli e Retrobottega che hanno collaborato per creare un menu di Pasqua davvero ottimo. La Gourmette l’ha provato! Il servizio è ben organizzato e per questa occasione il pacco di Pasqua è stato consegnato il giorno prima. Il menu comprendeva: salumi e formaggi, pizza al formaggio, casatiello e il dolce, la pastiera a firma Roscioli, poi gli agnolotti ripieni di pollo alla cacciatora e l’agnello in umido con i carciofi alla romana a firma Retrobottega. Dentro abbiamo trovato qualche extra, come le fave, i mandarini e delle pizzette abruzzesi 🙂 per un costo di 55 euro a persona. Tutto era imballato con cura e attenzione. Un foglio di cartoncino riportava le istruzioni minuziose per la finitura dei piatti: i tempi di cottura della pasta, come mantecarla, i minuti esatti di cottura delle patate e i tempi per rinvenire l’agnello sottovuoto…  Il nostro pranzo è stato un vero successo: ottima la qualità del cibo e divertente il fatto di dover cucinare anche noi qualcosa, ma senza stress. Le porzioni erano generosissime, ci facciamo anche la Pasquetta 🙂 Bravi davvero.

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L’ultimo pranzo prima del coronavirus

Siamo rimasti freezati a un mese fa. Gastronomicamente anche qualcosa di più di un mese. Ed è davvero difficile prevedere quando potremo nuovamente uscire e tornare al ristorante. Sicuramente non presto. Peraltro non con le modalità del prima coronavirus. E se da un lato alcuni ristoratori scalpitano per riaprire, accanto ad altri più cauti che stanno cercando alternative, dall’altro lato i consumatori/clienti fremono di tornare a sedersi ai tavoli dei ristoranti? Questa sarebbe la domanda da porsi. Personalmente ho molte perplessità, pur essendo una Gourmette e andando al ristorante anche per ragioni professionali. Per il momento mi accontento del vivissimo ricordo di un pranzo fatto poco più di un mese fa a Fiumicino all’Osteria dell’Orologio, dove sono stata super bene. Una girandola di piatti golosi, tecnici e molto sensuali. Come il gambero rosso con nocciola, lattuga e foie gras (un’esplosione di gusto), l’ombrina con sedano rapa, mela e curry, la palamita con carciofo alla giudia e menta (forse il mio preferito), il polpo con misticanza, lumachine e salsa verde, il baccalà affumicato con piselli, la triglia in carrozza con agretti e lamponi (altro piatto che ho adorato) e poi i tagliolini all’uovo con finocchi, vaniglia e mazzancolla, strepitosi. Buoni anche i dolci. Una grande cucina quella di Marco Claroni, che spero di riassaggiare presto… intanto, con gli occhi! La bellezza è anche in questi meravigliosi piatti!

 

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Cenare al Bunker :)

Tra i nuovi locali più interessanti a Roma, di sicuro c’è il Bunker Kitchen Club, non so se sia il nome più azzeccato che si possa scegliere ad un ristorante, però la cucina di Nicholas Amici, che ha avuto trascorsi in diversi ristoranti internazionali, colpisce, diverte e resta impressa. Il Bunker in realtà non è un vero bunker, piuttosto uno spazio dal look “dark” e “underground” con arredi essenziali in ferro e legno. Tavoli nudi, luci dirette sui piatti, comode e ampie sedute. Una volta a tavola, la raccomandazione è: non perdete troppo tempo a leggere il menu (che non è diviso per antipasti, primi, etc, e presenta molti ingredienti d’altrove) ma seguite le suggestioni dello chef e lasciatevi andare. Sarà una cena molto divertente, parola di Gourmette 😉 Noi abbiamo provato: “Cono? tre gusti grazie”, coda, crema al wasabi, cioccolato, “Eat & suck”, gamberi rossi, zenzero, aïoli alla menta, gustosissimo, “Fish & Chicks”, ricciola, pelle di pollo, leche de tigre e pomodoro bruciato, non per tutti, “Parigi-Bangkok con scalo a Madrid”, ovvero ostrica, galanga, curry rosso, mela e sesamo nero, un modo geniale di valorizzare le caratteristiche organolettiche dell’ostrica. Abbiamo proseguito con uno stra-goloso cannellone di coda con besciamella allo zafferano, totanetti (ebbene sì e ci stavano tremendamente bene), crema di funghi di stagione ed erbe aromatiche e poi con “Sangue & Brace”: Angus, porro e carciofi alla brace, semplicemente delizioso, servito con degli altrettanto deliziosi panini cinesi fritti. Infine il dessert: una sorta di brownies con caramello e salsa di soia, strano ma buono. Insomma, un’esperienza da fare assolutamente, se avete voglia di assaggiare qualcosa che solletichi un po’ le vostre papille gustative, ormai un po’ appiattite sulle solite carbonare… con gli stessi prezzi dei locali dove trovate le solite carbonare.

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Trattoria molto beat

Ovvero Scabeat al Mercato Centrale di Roma, a ridosso della stazione Termini. Ve lo raccontiamo a una certa distanza dall’inaugurazione e dai flash, in assenza di Davide Scabin, una cena di un giorno come un altro. Appena entrati, una scritta rosa al neon impressa sul vetro della cucina a vista recita: “il futuro è ciò che ci siamo dimenticati”. Una sorta di epigrafe postmoderna che sintetizza l’idea che c’è dietro a questa proposta gastronomica. Idea semplice, semplicissima direi. Niente cucina creativa, in menu ci sono piatti della tradizione piemontese e laziale, “cucina piemontesca” la definisce lo chef nei molti proclami pubblicitari, più qualche altro piatto di altre latitudini, vedi il polpo alla Luciana. Si viene accolti in modo gentile e serviti a ritmi serrati: i viaggiatori non hanno molto tempo, che vadano a prendere il treno o si muovano per andare all’aeroporto. Tuttavia non manca cura e garbo: bravi davvero. Anche alla prova del gusto restiamo soddisfatti. Buona l’insalata russa con le uova di trota, così come il cipollone cotto in forno sulla brace con salsa d’acciuga. I primi e i secondi piatti sono molto abbondanti e vengono serviti direttamente dalla pentola: una porzione vale doppio 🙂 Noi abbiamo assaggiato una filologica minestra di broccoli in brodo d’arzilla e un notevole bollito di musetto di Fassona con patate cotte alla brace, emulsione d’olio extravergine al peperoncino e salsa verde. Abbiamo terminato con un goloso bonet. Siamo stati bene, malgrado i rumori e gli odori provenienti dal piano inferiore del Mercato Centrale (non si potrebbero mettere delle vetrate che isolino l’area ristorante?), abbiamo anche bevuto bene. A prezzi veramente bassi. E questa è la cosa più rivoluzionaria di Scabeat: i prezzi!

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Super-Trattoria

Ed eccoci di nuovo in missione. Agente Gourmette: presente! Qui siamo da Santo Palato a pranzo. Trattoria all’ennesima potenza nel look e nella vocazione, più sofisticata nella proposta che si basa sulla tradizione romana, trascendendola con stile e grinta, grazie alla cuoca, la giovane e tosta Sarah Cicolini. Si va dalla ormai “classica” terrina di lingua e coda di bue con verdure di stagione e salsa verde al prezzemolo, giusto un filo di acidità di troppo, alla stragolosa polpetta di coda alla vaccinara su crema di arachidi al levistico e polvere di cacao. Superbuoni gli spaghettoni alla carbonara: una porzione si può anche condividere, come abbiamo fatto noi (in foto la mia metà!). Si prosegue con un piatto sexy: il pannicolo! Taglio di carne bovina che corrisponde al diaframma, con cavolo verza alla brace, geniale accostamento per cromatismi e consistenze, un piatto che non si dimentica. Si chiude con un altro classico del posto: la brioche con strabordante crema chantilly. Abbiamo fatto il pieno di endorfine 🙂 missione compiuta!

 

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Turbo Carbonara!

La domanda che mi sono fatta dopo appena cinque minuti che ero seduta da Luciano Cucina Italiana è stata: ma perché non ci sono venuta prima? Non saprei dare una risposta netta, un po’ di indolenza, un filo di pregiudizio, la voglia di non seguire la corrente… insomma anche io ho le mie debolezze e faccio i miei errori, lo ammetto. Sì, perché questo locale, un po’ pop e un po’ chic, contemporaneo eppure tradizionale mi ha conquistata, malgrado il chiasso della folla festeggiante. Luciano Monosilio è stato geniale, perché ha costruito un menu perfetto: semplice, con tutti i piatti più buoni della tradizione italiana, fatti a regola d’arte. Dal cibo di strada, come i supplì, ai classici, come il vitello tonnato o la cotoletta alla milanese, più qualche piatto un filo creativo, come l’ottimo carpaccio di agnello e l’insalata di peperoni con le sarde. Posto d’onore in menù spetta alla pasta, che viene proposta in più varianti: dalle paste ripiene (qui c’è anche il laboratorio e la rivendita) ai primi di tradizione romana, tra cui spicca la celeberrima carbonara, vero e proprio piatto “signature” dello chef, sicuramente la migliore di Roma, alle “paste contemporanee” come i deliziosi gnocchi di patate e topinambur. Ottimi anche i dolci, sia il tiramisù, sia il millefoglie. Il servizio è ultra performante, la sala va a mille e anche la cucina, a locale pieno, senza che lo chef sia presente. Un grande esempio di ristorazione. Chapeau!

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