Cenare al mare di Roma

Scappare dalla calura cittadina romana in una serata infrasettimanale, per raggiungere Fregene (giusto mezz’ora di auto da Roma) e cenare con il mare all’orizzonte e la brezza marina che vi accarezza le chiome… è supergeniale e non c’è terrazza o dehors che tenga. Se riuscite a strapparvi una serata marinara, andate da Rosario all’Albos Club. Una “cabana” chic di legno tutto bianco protesa sulla spiaggia all’interno di uno stabilimento, dove il tempo scorre lieve.

Troverete un’accoglienza e un servizio professionali e sorridenti e una cucina sorprendente, quella di Rosario Malapena, che propone crudi deliziosi e piatti godibili e sensuali che cambiano giornalmente, in base al pescato, declinati in molteplici e convenienti menu degustazione, a partire da 35 euro (la degustazione di antipasti). Raccomandabilissimo il “menu fai te” di 4 portate a 55 euro.  Non perdetevi il piatto di crudi, ma neppure i gamberi rossi appena scottati con mela e foie gras 🙂

Di una bontà incommensurabile gli spaghetti con lupini e ricci di mare: indimenticabili, esplosivi, riconcilianti, terapeutici 🙂 Come potete constatare…                                                Si beve anche molto bene a onesti ricarichi. E si respira un’aria vacanziera

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Oui, j’adore le Clover Grill!

Voilà un indirizzo assolutamente da non perdere se siete o andate a Parigi. Noi lo abbiamo adorato, senza riserve. Si tratta di Clover Grill, la terza creatura di Jean François Piège. Un bistrot iper-chic interamente dedicato alle cotture alla brace e allo spiedo, specialmente della Carne con la maiuscola, ma anche di altre pietanze… decisamente inaspettate, quindi non ci sentiremmo di sconsigliarlo ai non carnivori, a patto che riescano a non scandalizzarsi alla vista delle carni strepitose in circolazione, mentre naturalmente lo raccomandiamo vivamente ai carnivori! Vi raccomandiamo anche almeno un giro di cocktail, perché qui si beve davvero bene, serviti peraltro dall’ammiccante nonché machissimo bartender (eccomi alle prese con Experience1).

La terrina di foie gras de canard grillé e pompelmo è deliziosa; semplicemente geniale “comme une pizza”, pizza soufflée cotta sulla brace con tonno rosso, chorizo, olive e rucola: personalmente la cambio volentieri con l’originale. Un capitolo a parte meritano le deliziose carni alla brace. Come il controfiletto di manzo nero del Baltico affinato al legno di faggio (wow!) o il filetto di manzo Prime Angus del Kansas (strawow!), servite con una fantastica salsa Bercy, oltre che la purea di patate. Anche se per me questa carne andrebbe mangiata al naturale.

Infine il dessert: fragole con Chantilly e brioche grilleé e l’incredibile, nonché indimenticabile, ananas allo spiedo con vaniglia, peperoncino e gelato alla citronella. Impossibile non innamorarsi di questo posto. Per l’atmosfera calda, il look elegante seppure semplice (meravigliosi i tavoli e il bancone in marmo), il servizio da ristorante di classe e la sofisticata informalità parigina che tanto ci piace 🙂

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Trattoria molto branchée

Da Cesare al Casaletto : la trattoria più alla moda di Roma. Trattoria è solo una categoria dello spirito, perché Cesare potrebbe essere definito a buon titolo un ristorante di cucina tradizionale romana, per lo stile e la cura del servizio, l’offerta del bere, dove si evince una notevole cultura e sensibilità enologica (con dei ricarichi incredibilmente onesti), nonché la cucina, rinnovata nel segno dei tempi. E poi qui c’è un’atmosfera autentica, con un dehors che fa credere di essere in un posto di campagna, anche se il centro della città non è lontano. Ecco perché non solo è sempre pieno di habitué, di cultori di cucina romana e di viaggiatori, ma è diventato anche meta di celebrities internazionali. Proprio a noi, sabato a pranzo, è capitato di mangiare accanto a Louis Garrel! Ebbene sì, mentre addentavo il succulento cervello fritto, una delizia che vi consiglio caldamente di provare, qualora diponibile, ho notato che il fascinoso attore francese si aggirava nel dehors. Tra una gustosa minestra di broccoli e arzilla, degli ottimi spaghetti con le vongole, e uno strepitoso baccalà alla romana, ci è sembrato che il tempo scorresse davvero troppo in fretta. Da ultimo, non posso fare a meno di pensare, che la presenza di Garrel, che si muoveva in giro per il locale, ha inevitabilmente alzato le quotazioni di Cesare.

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Yugoooooooooooooo

Lo confesso. Questa è una dichiarazione. Un vero colpo di fulmine per Yugo ristorante nonché cocktail bar al pianterreno del Roma Luxus Hotel. Siamo a Monti, in una Roma straordinaria, tra il Quirinale, i mercati di Traiano e i Fori, a contatto con un passato aureo, in un locale dal look ultramoderno dove si respira un’autentica atmosfera internazionale. Impossibile non venire conquistati dal design stiloso ma elegante nei toni del nero e dell’oro, dal servizio performante e dal piglio delle tostissime amazzoni della sala , dai cocktail d’autore (questa è davvero cucina liquida!), dall’evocativo menu creato da Anthony Genovese, ispirato alle molteplici cucine d’oriente. Una fusion geniale di tecniche e ingredienti che stimola i sensi e fa divertire. Non perdete i maki di pescato con sesamo e gel di limone, perfetti in abbinamento con un Winter’s coming e/o un Clemente cocktail.

Si prosegue con i bun al vapore con granchio croccante e salsa agrodolce: folgoranti! Golosissimi i dim con maiale, funghi misti, gamberi e teriyaki, ottimo il pollo, pack choi e arachidi, semplicemente delizioso il polpo laccato agli agrumi, patate, vaniglia e ‘nduja. E, a proposito di cocktail, abbiamo bissato con un Marguerite, servito con una fiala da “rabocco” immersa nel ghiaccio (chapeau!) e un “M” alla seconda.

Strepitose, anzi esplosive, le spuntature di maiale riso thai e tamarindo. Indimenticabili. Ci siamo lasciati un po’ di spazio per il dolce: crema bruciata al tè verde con gelato al pepe giapponese e zuppa di mandarino all’anice, crumble e spuma di caffè, deliziosi. Si va via con la voglia di tornare prima possibile, consapevoli che sono davvero pochi i locali dove si mangia e si beve così bene, peraltro offrendo la possibilità di assaggiare due menu degustazione a 40 e 60 euro con drink abbinati inclusi, nonché provare più piatti, visto che ci sono anche le mezze porzioni. Insomma, una grande libertà di movimento (c’è anche vino per chi proprio non riesce a farne a meno) che rende gioiosi, giocosi e leggeri.

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Crudo, ma non troppo

Crudista io? Impossibile. Chi mi conosce sa che non potrebbe mai accadere. Però sono una grande sostenitrice degli ingredienti freschi e delle cotture al vapore. E così ho deciso di provare Fiore crudo & vapore, un ristorante di cucina crudista ma fino a un certo punto. Già, perché, accanto alle proposte crudiste e vegane, c’è anche un capitolo dedicato ai piatti tradizionali e persino una selezione di salumi e formaggi… insomma, niente oltranzismi, qui si cerca di accontentare il cliente nei suoi poliedrici gusti e con i suoi multiformi e variegati accompagnatori. E ci si riesce.

Divertente, nonché gustosa, la parte crudista del pranzo: una tartare di avocado con ravanelli, uvetta e cracker di mandorla e i maki roll di verdure con zenzero sottaceto e funghi, belli e buoni. Il locale è spazioso e luminoso, anche se il look è eccessivamente essenziale, ai limiti dell’asetticità, diciamolo. Ed è inspiegabile la scelta delle tovagliette di carta! Però il cosciotto di pollo ruspante alle erbe con salsa alla cacciatora e insalata di puntarelle e patate (dalla sezione “cucina tradizionale”) riesce a distogliere l’attenzione dalle tovagliette. Delizioso il mio paniere al vapore, il Goloso: caldofreddo di “tonno di coniglio” con patate, finocchi, cavolfiore, con salsa verde e maionese light. Infine, inaspettatamente e sorprendentemente buoni i dolci, per cui non nutrivo molte speranze, golosa come sono 🙂 Invece mi sono dovuta ricredere, perché la dacquoise di nocciole con cremoso al cocco, pere speziate e salsa mou era molto godibile, così come il crudista semifreddo al cacao crudo con granella di pistacchi e salsa ai mirtilli rossi.

p.s. sappiate che oltre ai centrifugati, agli estratti, alle tisane e ai tè, c’è anche una soddisfacente carta dei vini 😉

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Konichiwa!

Non lasciatevi ingannare, non sono in Giappone, sono a Roma, anche se non sembra, ammettiamolo. Sono da Sushisen, un tuffo in Giappone a un passo dalla Piramide Cestia.  E, se decidete di andare all’ultimo momento, come amo fare io, allora preparatevi psicologicamente all’attesa, e soprattutto, a mangiare al kaiten zushi, il bancone con il nastro trasportatore, dove sfilano i piattini di sushi, sahimi e altre specialità jap. So che alcuni di voi ne andranno pazzi, ma a me non piace molto, perché sono una donna viziata che ama essere servita al tavolo (e non solo). Comunque ce l’ho fatta anch’io a mangiare al kaiten, anche se ho ordinato diversi piatti alla cucina 🙂 Una volta stabilite le regole del gioco, quello che conta è che il gioco sia davvero divertente e qui lo è! Vi consiglio di provare gli spiedini di salmone in salsa teriyaki, golosissimi, ma soprattutto il tonno scottato “tataki” con avocado e salsa tipica di Okinawa, un’esplosione di gusti contrastanti e stimolanti, che persiste a lungo.

Semplicemente deliziosi i gyoza, i ravioli ripieni di carne e verdura, ottimi i filetti di maiale in salsa di zenzero shoga. Non siamo riusciti a non assaggiare la tempura udon, la zuppa con la pasta e la tempura di gamberi, e abbiamo fatto bene, perché era squisita. Certo, qualche problema se si è almeno in due al kaiten, c’è, perché è difficile guardarsi negli occhi e finisci sempre per guardare quelli che ti sono di fronte. E non sempre vorresti. Quindi trincerarsi dietro un bel bicchiere di birra può tornare utile per neutralizzare sguardi imbarazzanti e imbarazzati, oltre che per ritenere l’apporto alcolico responsabile del giramento di testa, in realtà provocato dal prolungato nonché reiterato vorticare dei piattini sul bancone 🙂

Ultimo consiglio: non saltate il dolce! Davvero molto buono il tiramisù fatto con il tè Matcha al posto del caffè. Jap al 100% lo yukimi daifuku, la sfoglia di riso, dalla sorprendente consistenza molle, ripiena di gelato: da mangiare con le mani!

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Bella Madre!

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Ammetto che un buon cocktail, e vi assicuro che il mio lo era, ha di sicuro la capacità di predispormi al meglio rispetto a quello che verrà. E naturalmente così è stato. Però io da Madre mi sono divertita: ho mangiato bene in un’atmosfera gioiosa e vacanziera, che mi ha fatto dimenticare dove fossi, e sono rimasta anche piacevolmente sorpresa dallo spirito di iniziativa del cameriere! Il posto è bellissimo: un giardino-salotto dall’allure coloniale in un ex convento rinascimentale che ospita un hotel di lusso, tra il Quirinale, i mercati di Traiano e i Fori. Davvero super!

L’artefice della cucina è Riccardo Di Giacinto, che abbiamo l’impressione si sia divertito nel concepire il menu e i piatti, e anche se il trinomio “pizza, ceviche, spiriti” che appare nel logo del locale e come sottotitolo del menu, in prima battuta desta qualche perplessità, alla fine sembra convincente. Non sono una fan della pizza, però questo è decisamente il suo momento, d’altra parte è anche il cibo giusto per la condivisione e per placare la fame. Gustosi i “gambas al ajillo” e il maritozzo con burrata e acciughe. Molto stimolante il ceviche di gamberi, specie se abbinato all’ottimo cocktail “Encuentro de especias”, rum infuso al chai tea, campari, citrus mix, sciroppo di zenzero e bitter mix, che a differenza di quello che avviene in quasi tutti i locali cittadini, mi è stato servito, pur essendo ora di pranzo (super bonus!). Molto buono il pinchos de cordero (spiedino di agnello con yogurt, cetriolo e menta) e la focaccia con la salsa alioli 🙂 Infine i dolci, davvero notevoli: il Terramisù, con crema al mascarpone, terra di cacao, tuberi, messo in un vaso e la crema catalana con la frutta esotica. Genio assoluto il cameriere che ci ha serviti: alla fine del pranzo mi ha portato il barattolo con le caramelle (orsetti gommosi, meringhette e serpenti gommosi di caramella), riconoscendo la bambina che è in me. Impossibile resistere agli orsetti gommosi!

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