Io e Antibes: una storia d’amore…

Ho sognato spesso un luogo straordinario, dove sentirmi in armonia con l’universo conosciuto e sconosciuto. Antibes è quel luogo. E volendo essere generosa, ho deciso di condividere con voi qualche indirizzo prezioso. Si deve partire dal cuore, dall’anima: la vieille ville dove la città è nata. Un borgo marinaro circondato da bastioni del XVI secolo, dove convivono i pescatori e gli artisti, gli atelier d’arte e i caffé, le boutique di specialità provenzali e le bancarelle del mercato. Perdersi tra le stradine del centro è una delle cose più sensate da fare, tanto tutte le strade portano a cours Masséna e al mercato, vivacissimo eppure curato. Ci trovate i migliori prodotti gastronomici della zona, ma anche le tipiche borse di paglia provenzali (di tutte le forme e dimensioni: irrinunciabili e perfette in ogni occasione). Il sabato la piazzetta accanto al mercato si trasforma in brocantage, con tanti pezzi di arredo, bigiotteria e libri usati. Si possono trovare cose interessanti e libri che hanno una storia di vita. Non potete fare cosa migliore che sedervi a mangiare da Winenot, micro bar sul lato destro del mercato. Cosa c’è di meglio di un plateau di ostriche con un bicchiere di Muscadet? Un plateau di ostriche con un bicchiere di Muscadet e un piatto di foie gras maison. Ovvio. E dopo si va alla Gravette per un tuffo dove l’acqua è più blu. Un sorbetto da Chao Benji che fa sorbetti di frutta completamente naturali con la frutta lavorata su una plancha ghiacciata. Geniale! A cena vi consiglio Le Zinc sempre al lato del mercato: da qui passano tutti, dai vicini anche solo per un bicchiere, agli habitué ai turisti che si mettono in coda per provare l’ottima entrecote maturée, effettivamente da provare, confermo, o i deliziosi moscardini con chorizo. E poi c’è la simpatica accoglienza di monsieur Philippe Langlois, a cui non sfugge niente (gli basta guardare con l’angolo dell’occhio) e che ti fa sentire che sei proprio nel posto giusto. Un altro posto irrinunciabile è Côté Terroir, un delizioso piccolo locale con una bella veranda, dove si muove una coppia affiatata e performante, lui, Thibaud Brillon, ex chef de partie nella brigata di Yannick Alléno, nella minuscola cucina, lei, Christelle Giry, elegante e radiosa, in sala. Gusterete una cucina molto interessante che armonizza il salato e il dolce con risultati sorprendenti. Il menu cambia continuamente, ma se vi capita dovete provare il morbido di capra con verdure dell’orto, un piatto vegetariano strepitoso. Poi ovviamente i dolci: lui è Champion de France du dessert! Riguardo invece il capitolo spiagge, dicevamo La Gravette, adorabile, e solo per i duri la declinazione selvaggia con i ciottoli e il mare aperto. Poi, molto bella e confortevole (c’è anche la spiaggia per i disabili) la plage de la Salis: passano persino a pulire il mare dai rifiuti con un battello apposito. E stiamo parlando di spiagge libere! Juan-les-Pins invece ricorda molto le spiagge di Cannes e Nizza: vialoni con le palme, grandi palazzi, grandi spazi, bello ma più artificioso. Quello che è certo è che ad Antibes le spiagge libere sono molto più belle di quelle private. Una cosa impensabile per noi italiani che siamo abituati a dover pagare in certi casi persino la doccia nello stabilimento! Dimenticavo. Non mancate di andare al Museo Picasso, un pezzo della vita e della storia artistica del Maestro, che ad Antibes fu accolto con amore. Infine per le appassionate dello shopping, la segnalazione di un atelier di bijoux in argento e pietre, l’Atelier Karina Badih. Per portarsi a casa un bel ricordo…

 

 

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Istrian style

Rovigno è uno dei miei luoghi del cuore. Di quelli dove mi sento a casa e dove non riesco a non andare almeno una volta l’anno. E allora eccomi qui, per l’immancabile cena al Rio bar 🙂 altro posto del cuore. Un risto-bar moderno dove la tradizione istriana viene riadattata ai gusti e alle esigenze del mangiare contemporaneo. E poi c’è l’accoglienza e l’ospitalità di Gigi, autentico oste-ristoratore, attento, empatico e ironico con il suo inconfondibile dialetto italo-istriano. Una garanzia. Deliziose le ostriche di Limski Kanal, così come le capesante e i canestrelli gratinati e i gamberoni alla griglia, davvero ottimi i plukanzi (pasta tipica istriana fatta in casa) con capesante e canestrelli. Da bere Malvasia ovviamente 🙂 e si conclude il pasto con un bicchiere di Terranino (liquore di Terrano), insieme al semifreddo alla nocciola. Una sosta imperdibile per chi viene a Rovigno, un posto unico, pieno di storia, fascino, romanticismo e anche molto glamour: da quest’anno c’è anche il Grand Park Hotel  per un soggiorno super-lusso.

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Una cenetta Aromatica

Proprio nel quartier generale della Trastevere branchée, a un passo da piazza San Cosimato e dal Cinema America, tra i tanti nuovi locali di qualità aperti, ecco un altro posto che vi raccomandiamo caldamente: Aromaticus, stessa insegna di via Urbana, ma molto più accogliente. Un bistrò dall’animo “green” che potreste trovare a Parigi come a Malmö e invece sta proprio qui 🙂 Si mangia tra piantine aromatiche, attrezzi per chi ama l’orto e libri di gastronomia, con una corte interna davvero piacevole, scegliendo tra piatti più o meno vegani, con un hummus bar e una selezione di burgers e burritos.  Noi abbiamo provato: il gazpacho, l’hummus con melanzane speziate, il baccalà croccante, un burrito falafel, un sashimi di baccalà, il tataki di manzo (in barba ai vegani) un ottimo sgombro e per dessert un chia pudding, un banana bread e una cheesecake di anacardi. E’ stato divertente e abbiamo mangiato bene, spendendo poco e assaggiando qualche sapore inusuale. Speriamo aprano presto anche a pranzo!

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Cocktail bar con super-vista Colosseo

Non è la solita terrazza romana e neppure il solito giardino. The Court  il cocktail bar di Palazzo Manfredi è una sorta di salotto en plein air che dà sul cosiddetto “Ludus Magnus”, la grande palestra della Roma Imperiale, con uno scorcio ineguagliabile sul Colosseo. Di fronte ai divani e alle sedute c’è lo straordinario bancone a specchio, tra i più belli mai visti, nelle mani di Matteo Zed, tra i più bravi bartender in circolazione. Noi abbiamo apprezzato anche la verve e lo stile femminile 🙂 Anche se sembra che abbiamo solo bevuto, in realtà abbiamo anche mangiato i deliziosi appetizer firmati da Giuseppe Di Iorio, lo chef del ristorante, che si occupa anche della linea finger food del cocktail bar. L’atmosfera poi è immaginifica, spettacolare al tramonto, più intima la sera. Un antidepressivo naturale.

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Jacopa!

Siamo di nuovo a Roma, per l’esattezza a Trastevere, che è diventato uno dei quartieri più gourmand della capitale, a dispetto di quanti ancora lo dipingono con toni folkloristici. Ci siamo diretti da Jacopa una recente apertura nel lato più riservato del rione. Un ristorante che si trova all’interno dell’Hotel San Francesco ma che gode di vita propria, con una saletta luminosa, dagli interni vintage. All’ultimo piano c’è una terrazza panoramica dove viene servito l’aperitivo, che non abbiamo provato, ma che ci ripromettiamo di provare, data la fama degli addetti ai cocktail. La nostra cena al ristorante è stata davvero sorprendente. In cucina ci sono due giovani e bravissimi cuochi, che vantano trascorsi al Pagliaccio e che noi avevamo già incontrato da Secondo Tradizione: Jacopo Ricci e Piero Drago, che propongono piatti pensati, concepiti con grande rigore tecnico, divertenti e molto godibili. Come le gustose capesante con vitello e salvia, i deliziosi spaghettini con borragine e cannolicchi, gli ottimi ravioli ripieni di lumache con lattuga e parmigiano (geniale l’abbinamento concettuale tra lumache e lattuga). Vale il viaggio l’agnello con cicoria, accompagnato da una ciotola con grano e coratella: difficile dire se mi è piaciuto più l’agnello per consistenza e gusto o il grano con la coratella, mantecato con il cervello dell’agnello! Molto azzeccato infine il dolce: cioccolato bianco, lamponi e aceto. Il servizio è un po’ acerbo, ma volenteroso, la proposta enologica ristretta, ma interessante: solo vini naturali. Il rapporto prezzo/soddisfazione molto alto: c’è un menu degustazione di 5 portate a 50 euro!

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Super-Essenza

Finalmente a Terracina! Da Essenza, il nuovo ristorante di Simone Nardoni. Pochi chilometri da Pontinia: eppure siamo in un’altra dimensione. Bellissimo il locale, dal design contemporaneo, con tanto legno e comode sedute, luci soffuse la sera, ma anche arioso, proiettato verso il lungomare, con un piacevole dehors per la bella stagione. Ci siamo subito sentiti a nostro agio: l’accoglienza è sorridente e garbata, il servizio, coordinato da Ilary Mandatari, attento e preciso dall’inizio alla fine. Deliziosa la sommelière che ci ha seguiti, preparata, appassionata e paziente. Nardoni in cucina è diventato più maturo e consapevole, dimostrando grande versatilità nel proporre piatti concettuali accanto a grandi classici, con una notevole padronanza delle materie prime e delle diverse tecniche di preparazione. Bravo! Ogni piatto sembra avere una sua storia e un suo significato. Con la gustosa seppia nera con “caldo freddo” di piselli abbiamo colto la citazione di se stesso 🙂 “Scoglio” ci ha sorpresi: una stratificazione di entità marine, con la mousse di riccio di mare su una tartare di gambero rosso, su una spugna al nero di seppia e sesamo nero, con alghe e “sabbia”. Indimenticabile lo strepitoso risotto con datterini gialli, frutto della passione, rosmarino e cannolicchi, il mio piatto preferito. Eccellenti i tortelli ripieni di razza con consommé di granchio e angostura. Autentico colpo di grazia con “tutto il piccione”, davvero tutto un piccione per noi: un saggio della bravura dello chef, un piacere estremo per noi! Si conclude la cena con dei dolci freschi e aromatici. Un’esperienza davvero fantastica, peraltro a prezzi molto abbordabili (degustazione a 35, 50 e 65 euro; alla carta sui 50), per quella che ormai ci sembra essere diventata una tavola di riferimento dell’alta ristorazione nazionale.

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Elogio della lentezza

Come difenderci dallo stress? Regalandoci ogni tanto qualche fuga dalla città, dirigendoci verso luoghi accoglienti dai ritmi rallentati. Proprio come la Sala della Comitissa a Civita Castellana. Un luogo affascinante all’interno di uno storico palazzo nobiliare (dove volendo ci si può fermare anche a dormire), con due sale su due livelli, una bellissima corte fiorita e una cantina visitabile e vivibile per degustazioni e aperitivi. Appena varcata la soglia si capisce subito di essere in un posto unico. Il proprietario, Maurizio Filippi, che cura l’accoglienza, la sala e la cantina con professionalità ma anche con uno stile molto personale, ci accompagna in un viaggio davvero seducente, dove il percorso gustativo è personalizzato. La scelta dei piatti veicola la selezione dei vini, proposti al bicchiere, con una grande presenza di piccole produzioni e vini estremi. La cucina di Edi Dottori è golosa e divertente, solare e sexy. Deliziosa la tartare di daino marinato con ravanelli addolciti allo sciroppo di sambuco e radicchio. Sorprendente la lingua di vitello bollita e scottata con crudo di mazzancolle, salsa verde e frutti di bosco. Ipergoloso il risotto carnaroli vecchio clone alla carbonara con l’aringa. Ottimi i tortelli al ripieno di squacquerello, con crema di piselli, salsiccia secca e pomodoro disidratato. Sublime il bue marezzato a lunga frollatura (macellazione del 6 dicembre 2018) appena scottato, con erbe spontanee della terra e del mare: un omaggio alla bellezza della carne. Si chiude con ottimi dolci: un cremoso di frutto della passione con frolla croccante, fragole e profumi e una pannacotta ai cereali con le diverse consistenze dei frutti di bosco. Una meta imperdibile. Unica avvertenza: rilassatevi e scordatevi dell’orologio!

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