Tutti a Pontinia!

Da insignificante città dell’Agro Pontino, peraltro non bagnata dal mare (anche se Sabaudia dista solo 12 km e Terracina 22), a inaspettata meta gastronomica, Pontinia, dall’inequivocabile urbanistica tipica del razionalismo fascista, annovera ben due ristoranti che valgono il viaggio. Di uno, Essenza, abbiamo già parlato in passato e speriamo di tornare presto a visitarlo, oggi invece vi parliamo di Materiaprima locale ultra moderno nell’architettura esterna e nel design interno, che si staglia sulla via e sulla piazza che ha di fronte (da cui si scorge il Museo dell’Agro Pontino), creando un contrasto inaspettato con il paesaggio urbano. Lo spaesamento continua all’interno, circondati da arredi minimal che ti aspetteresti in qualche urbanissima metropoli internazionale, divertiti e conquistati da una sequela infinita di bocconi deliziosi e coreografici, serviti come aperitivo. Una degustazione di cucina in miniatura che lo chef offre ai suoi commensali. Un saggio e un assaggio della bravura di Fabio Verrelli.

Poi si fa sul serio. Ed ecco arrivare lo strepitoso battuto d’oca con gamberi rossi e wasabi, servito in un “osso primordiale”, poi il cal’amaro con mandorle, chinotto e cicorie selvatiche, tutto costruito sulle diverse sfumature di amaro che le mandorle contrastano appena, il seducente tonno con cannellone di porro e primizie, i tortelli di Piennolo con ragù di Chianina e pepi, semplicemente favolosi, infine l’impeccabile piccione con ristretto di cacciatora e rapa. E poi i dolci, golosi e giocosi, in linea con i piatti. Noi abbiamo scelto il menu degustazione a 45 euro, 5 portate a discrezione dello chef, in realtà molto di più, perché c’è l’aperitivo e il dolce, anzi i dolci inclusi. Dunque il rapporto soddisfazione/qualità è inarrivabile. Grande cultura dell’accoglienza e dell’ospitalità e notevole conoscenza enologica, espressa con gioia e spontaneità dall’avvenente sommelière Sara Checchelani, l’altra metà del ristorante. Insomma un viaggio, una deviazione, una tappa, quello che volete, da Materiaprima a Pontinia, è decisamente raccomandato, parola di Gourmette!

Annunci
Pubblicato in a prova di gourmette | Contrassegnato , , , , , , , , , | Lascia un commento

La Cina è vi_cina :)

Parla romano ed è sicuramente la novità più interessante dell’anno in città. Si tratta di Cu_cina food roots, ristorante fusion di alta cucina italiana e cinese. Impossibile non innamorarsi di questo locale, di questa cucina e delle giovani donne che ne sono protagoniste. Uno spazio di design essenziale in uno degli angoli più belli di Roma, tra Palazzo del Grillo e la Torre delle Milizie, tra i Mercati di Traiano e i Fori Imperiali. Un locale concettuale dove sala e cucina si confondono e si fondono: è più che show cooking, qui ci si sente parte della scena, pur mantenendo il proprio raggio d’azione. Unica pecca la mancata o insufficiente insonorizzazione che favorisce un certo rumore di fondo. Molto efficiente, nonché aggraziato e garbato il servizio, tutto al femminile. Anche la cucina è dominata dalle femmine: la cheffa è la giovanissima Stella Shi, formatasi all’Alma, con successive esperienze in ristoranti importanti internazionali e nazionali. Si vede e si sente. La sua cucina è davvero straordinaria: si viene coinvolti in un incontro di aromi, sapori, consistenze che sorprende a ogni boccone. Come per gli asparagi di Bassano con cioccolato bianco Valrhona e curry: incredibili per l’aromaticità e la sua persistenza lunghissima. Ottimo il nasello caramellato con rafano e coriandolo. Divertenti i tagliolini di riso con orecchie di maiale, germogli di soia e limone. Grandioso il riso Acquerello con uovo centenario, lumachine di mare e lampascioni, un saggio della bravura di questa Cheffa!

Di una bontà assoluta l’astice con essenza di corallo e germogli di loto. Indimenticabile. E poi i dolci, messi a punto, guarda un po’, da una cheffa patissière 🙂 Per noi Upside down: cioccolato fondente 70%, cremoso al caramello, crema leggera alla nocciola, gelé al mango e Missi Muri: cocco e lime, gelatina al passion fruit, croccante al cioccolato bianco e biscuit al cocco. Golosi e avvolgenti eppure freschi e leggeri, come si conviene all’alta pasticceria contemporanea di scuola francese. La proposta enologica è breve ma ricercata e consente dei validi abbinamenti. C’è un menu degustazione a 60 euro, studiato per conoscere lo stile di cucina della cheffa. E insomma, che aspettate?

Pubblicato in a prova di gourmette | Contrassegnato , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Cucina radicale condivisa

Riusciranno i nostri eroi a convincerci a rinunciare a un tavolo tout court per arrampicarci sugli sgabelli e mangiare a un tavolo sociale, di iper-design beninteso, ma pur sempre un tavolo da condividere con degli sconosciuti, che non solo ascolteranno qualche brandello dei vostri discorsi, ma vi obbligheranno vostro malgrado anche a sentire i loro?!? Succede da Retrobottega a Roma, un ristorante decisamente non convenzionale, dove tutto sembra studiato per esaltare la liturgia della cucina, intesa come atto del cucinare. Infatti i tavoli sociali sono attaccati alla cucina che si snoda per lunghezza su un lato del locale. I commensali sono spettatori, quelli posizionati più vicino alla cucina possono eventualmente scambiare qualche parola con il cucinante, quelli più lontani scambiare al limite un’occhiata. In sala c’è anche uno chef disponibile a consigli e delucidazioni sui piatti. Superato l’imbarazzo iniziale, anche per via di un po’ d’alcol, e dopo esserci rassegnati al fatto che siamo circondati da coppie etero e omo che stanno per scoppiare (in entrambi i casi un elemento della coppia aveva scelto il locale senza dire all’altro che avrebbero mangiato gomito a gomito con perfetti sconosciuti), superata anche la prova cassetto (posate e tovagliolo sono posizionati dentro un cassetto posto sotto al tavolo, più bello a vedersi che pratico all’uso), eccoci pronti alla prova del gusto!

 

Scegliamo il menu degustazione libero e sottolineo libero a 50 euro, che vi consigliamo vivamente per ottimo rapporto prezzo/soddisfazione. Iniziamo con gamberi e radicchio che ribattezzerei radicchio e gamberi visto che il gusto del radicchio dominava in modo totale quello dei gamberi, peccato, l’idea di mettere i gamberi nascosti dentro al radicchio l’ho trovata bella però. Davvero stra-buono invece rigaglie e barbabietola, mangiato con Psycho Killer in sottofondo. Quando si dice un abbinamento azzeccato 🙂 Poi degli ottimi tortellini anguilla e finocchio e un piccione e carciofo niente male. Molto intrigante caffè e frutti rossi. In definitiva, scendiamo dal nostro sgabello soddisfatti, anche se la risposta alla domanda è no. No, non rinuncerei a mangiare a un tavolo vero in cambio dello show cooking. E mi piace condividere le esperienze con chi decido io 🙂 Riconosco però che se mi trovassi a mangiare da sola, questa formula di ristorazione sarebbe giusta. Sarebbe perfetta anche nel caso si dovesse portare a cena fuori persone che non si conoscono tra loro, oppure persone che non si sopportano. Divieto assoluto se volete sedurre qualcuno, capace che viene sedotto dal vicino di sgabello!

 

Pubblicato in a prova di gourmette | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

Il sole anche se fuori piove

Mangiare con il sole nei piatti, anche se fuori il tempo è brutto. Succede all’Osteria Siciliana di Nino Graziano a Roma, a via del Leoncino 28. Un delizioso locale intimo e raccolto (la sensazione è quella di entrare in un appartamento privato), dominato dal bianco e dai toni pastello, con boiserie e ceramiche di Caltagirone, dove si viene accolti con calore, empatia e molto stile da Sabine Bour. La cucina è calda e sensuale come ci si aspetta quando si pensa alla Sicilia, con alcuni piatti molto legati alla tradizione, anche se lievi, come le deliziose polpette di sarde con menta e pinoli, e altri piatti meno filologici, tuttavia radicati al territorio. Ottimi i calamaretti spadellati con carciofi e sale grosso di Mothia, squisiti gli spaghetti con teste e code di gamberoni rossi di Mazara.

Memorabile la minestra di gamberi con pasta spezzata, il piatto del giorno, che ci ha riconciliato con le intemperanze del meteo, ridandoci il sorriso 🙂 Buoni buoni anche i dolci: le fragole e fragoline di bosco all’olio di oliva vanigliato con gelato al basilico e le pere allo zafferano con gelato allo zenzero e salsa al cioccolato. Le buone vibrazioni che avevamo sentito all’ingresso aumentano alla fine del pranzo e permangono a lungo. Un antidoto potente a queste giornate meteoropatiche!

Pubblicato in a prova di gourmette, uscire | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento

Facciamoci del male!

La domanada è: si può iniziare una cena al ristorante con una tazza di brodo vegetale?!? Sì, la tazza è quella che vedete in foto, sembra camomilla ma è brodo vegetale, ed è l’inizio di una cena, l’amuse-bouche per intenderci, che abbiamo trovato da Spazio Niko Romito Roma. Increduli, ma comunque ancora ben disposti, abbiamo intrapreso il rituale, constatando purtroppo che i piatti che sono seguiti erano più o meno tutti nel segno della mancanza di sapidità, della privazione assoluta di componenti grasse (ma l’equilibrio gustativo non è da ricercarsi forse nell’incontro felice tra grassezza e acidità?) e dell’assenza di componenti aromatiche. Nella ricciola scottata (in realtà praticamente cruda) con prezzemolo e cipolla arrosto era buono il pesce ma completamente insapore il brodo di prezzemolo. La zuppa di ceci con funghi cardoncelli e castagne non era una zuppa, ma un brodo poco sapido dove si trovavano i vari ingredienti del piatto. Il rombo con lattuga marinata e maionese speziata sapeva solo di maionese (una componente grassa finalmente!).

Più incisivo il gusto dei cappelletti di scampi in brodo di crostacei e dragoncello, ma anche qui mancavano totalmente elementi cremosi e ci siamo chiesti perché. Di una bruttezza spaventosa, però buona all’assaggio la seppia arrosto con estratto di seppia e verdure di stagione. Il maialino e ceci con salsa alla cacciatora era tutt’altro che goloso, un anti-maialino insomma. Buono il pane, che abbiamo consumato con larghezza, anche per compensare l’esiguità delle calorie ingerite. Buono anche uno dei dolci: frutto della passione, caramello, liquirizia e aceto balsamico, forse il migliore dei piatti, meno buono il cremoso di mandorle. Purtroppo si esce delusi da un locale di cui si è parlato benissimo e in cui avevamo nutrito molte aspettative. La cucina avrebbe bisogno di un’iniezione di calorie, di golosità, di felicità. Ma anche la sala non è esente da critiche, tanti gli errori e le ingenuità a cui abbiamo assistito. Dommage!

 

Pubblicato in missione da gourmette | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Gastronomia con cucina da Chef

Questa è la cronaca di una cena … quasi a sorpresa. Sabato sera ci siamo diretti da Secondo Tradizione  il risto-bistrot nato come derivazione della celebre bottega di specialità gastronomiche di via Cipro, La Tradizione appunto. Sulla carta un locale per metà gastronomia con taglieri di formaggi e salumi ricercati, per metà ristorante, con una cucina nelle mani di uno staff di provenienza dal Pagliaccio, due stelle Michelin. E, in effetti la cucina ci ha conquistato. Completamente. Non so dirvi quanto potevano essere buoni salumi e formaggi, perché non li abbiamo presi 🙂 come non abbiamo ordinato i fritti alla romana, la trippa, o l’amatriciana (qui c’è anche una scelta di piatti di cucina romana, per la cronaca). No, noi abbiamo letto la lavagna e abbiamo agito di conseguenza. Ci siamo lasciati sedurre dagli spaghetti ajo, ojo e caviale, superlativi, dal dim, anatra e funghi, delizioso. E poi da: maiale, mela e zenzero, goloso e aromatico e da ricciola, cocco, spinaci e limone, strepitosa, con la spuma al cocco e la crema al limone.

Sorprendenti anche i dolci. Per la verità dei veri e propri piatti salé-sucré, direbbero i francesi, delle creazioni di cucina che virano delicatamente verso il dolce. Come il risolatte con la zucca, un risolatte davvero poco dolce e molto addensato con dei pezzi di zucca caramellati e non. Una delizia. O la robiola, dattero e crumble di nocciola. Una cucina davvero intrigante: tecnica e molto seduttiva, che non avrei mai immaginato di trovare in un locale con un banco di gastronomia. E che spero tanto di ritrovare… perché, proprio mentre siamo in procinto di andare, apprendiamo dalla brava cameriera, peraltro bella come il sole, che le cose stanno per cambiare, nel senso che è l’ultima cena con lo chef che viene dalla cucina del Pagliaccio. Dommage!!!

Pubblicato in a prova di gourmette | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Ri-Moma!

A volte migliorano! Eh sì, e questo è uno di quei casi. Sto parlando di Moma, un ristorante dalle parti di via Veneto che conosco da diversi anni e che si è mantenuto sempre su un buon livello, una garanzia insomma. Così, abbiamo deciso di andare sul sicuro, e invece siamo rimasti stupiti, perché c’è stato un gran bel cambiamento. In sala prima di tutto, dove si viene accolti con professionalità, garbo e classe, senza mai essere invadenti e onnipresenti: bravi. In cucina poi, dove si riscontra da subito (già nell’amuse-bouche: dinamico, eclettico e divertente) la differenza di stile e di tecnica.

Ed ecco, come potete vedere sopra, una creazione della cucina: lo sgombro BBQ con zucca, zenzero e cerfoglio, di grande valore estetico e di forte impatto gustativo! E poi la tartare di carne di asino con uovo di quaglia poché, spuma di pecorino e germogli: lieve e gustosa. Gli ottimi ravioli del plin con patate affumicate, lardo e baccalà e il “dim sum” in brodo, mazzancolle, cocco-lemongrass e katsuobushi: da provare assolutamente. Belli e buoni anche i dolci: il maritozzo con gelato allo zabaione, pistacchio di Bronte e composta al mandarino e il mandorle e caramello, con gelato alle mandorle salate, aglio nero e olio extravergine. Una cena memorabile in un’atmosfera ovattata, lontani da clamori e fragori. Grande rapporto prezzo/soddisfazione 🙂

 

 

Pubblicato in a prova di gourmette | Contrassegnato , , , , , | Lascia un commento